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morenobucciviareggio
8 aprile 2016

Panama papers

C’era una volta la Svizzera… quando, specialmentedalla Val Padana, per sottrarsi al pagamento delle imposte, si portavano isoldi nelle banche di quel paese. A quei tempi non c’era internet; il più dellevolte ci pensavano ardimentosi giovanotti, conoscitori dei posti dove poterpassare la frontiera, gli “spalloni”.

Si può dire che gran parte del XX secolo sia statodominato – un po’ dappertutto, per motivi fiscali, ma anche politici (la guerra,il nazismo, il comunismo, il razzismo, ecc.) – da questo fattore. In Svizzerac’era il segreto e si stava al sicuro.

Nel mondo si confrontavano la tradizione capitalisticae la novità comunista, tutto era in azione. C’erano mille motivi, oltre quellifiscali per portare soldi in Svizzera. Dentro gli stati c’era riprovazione percoloro che agivano per motivi fiscali, poiché queste persone boicottavano lacomunità nazionale, evadendo le imposte. Degli altri, principalmente tra ireggitori di stati, poco si sapeva e si poteva solo supporre.

Poi il mondo cominciò a cambiare. Gli stati produttoridi petrolio si organizzarono, creando l’OPEC, attraverso la quale veniva decisoil prezzo del petrolio, vero motore del mondo, dalle macchine alle fabbriche,all’elettricità, ai mezzi di locomozione. E attraverso l’aumento del prezzo delbarile, i paesi produttori cominciarono a depredare i paesi consumatori: unflusso enorme, ininterrotto, di ricchezza cominciò a defluire nel sistemaeconomico. All’inizio furono i “petrodollari” che invasero i mercatifinanziari, poi la situazione subì un’evoluzione prodigiosa. Finito il comunismoin Europa ed approdata al capitalismo di stato la Cina, la trasformazione fecesì che, all’interno del capitalismo mondiale, la componente finanziariaprevalesse su quella produttiva.

Ci dobbiamo aggiungere anche che lo sviluppo dellatecnologia informatica ha reso formidabile la potenza della finanza chesovrasta ormai anche le organizzazioni statali. Questa nuova realtà non è natain contrasto con l’organizzazione degli stati. Anzi, l’instaurarsi della“globalizzazione” ha prodotto cambiamenti anche nelle regole, sia nel campoproduttivo e degli scambi, sia nelle regole della finanza internazionale.

Oggi, ad esempio, in Italia, si vendono imprese digrande valore, spesso proprietarie di brevetti e di sistemi produttivi dieccellenza, ed i capitali così ricavati non tornano sul mercato dellaproduzione, non servono a costituire nuove realtà produttive. Entranosemplicemente nel campo della finanza. A costoro le organizzazioni bancarie efinanziarie "off shore"sono molto utili.

Ma sono utili, nel mondo, a tutti coloro chedispongono di mezzi finanziari che non vogliono tenere a disposizione inpatria, per motivi di ogni tipo, non ultimo quello fiscale.

Sbaglieremmo perciò se ci fermassimo a considerare i“Panama Papers” esclusivamente come un mezzo per evadere il fisco. Dentro il recintodel capitalismo finanziario, che è quello che domina il mondo, non ha alcunsenso curarsi dei sistemi produttivi, che sono sempre più regolati da normativeliberiste dentro le quali i diritti di chi lavora sono sempre più conculcati,fino a giungere alla produzione da parte di persone ridotte al rango deglischiavi, come agli albori del capitalismo.

No, i Panama Papers, sono modernissimi, svincolati dagiudizi etici; chi c’è dentro non si pone problemi: “ho i soldi e debbomantenermeli”, possibilmente all’oscuro degli altri.

C’era una volta l’aristocrazia, c’era una volta laborghesia, ma erano espressioni di uno status economico-sociale oramaisuperato. Ora chi comanda – ed è, di conseguenza ricchissimo – sta dentroquesta oligarchia, che si esibisce nelle platee del teatro mondiale, inpolitica, nell’economia, nello spettacolo e che è dentro ai Panama Papers edagli altri mille elenchi che a questi assomigliano.

Prosit.


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