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morenobucciviareggio
11 giugno 2016

Aspettando la Brexit

Il referendum in Gran Bretagna si avvicina e così sapremo se l'Unione europea resterà così com'è, o si vedrà costretta a discutersi addosso.
Finora - ed ancor più nei giorni a venire - il dibattito si è limitato alle conseguenze della Brexit nell'economia e nell'assetto internazionale.
Nessuno, veramente ha ancora realizzato che, Brexit o non Brexit, l'Unione europea ha assolutamente bisogno di riprendere il ragionamento di cosa è diventata ed a che cosa serva l'istituzione con sede a Bruxelles.
L'Unione si è impantanata non appena i problemi si sono fatti seri. Finché tutto girava si poteva credere - come del resto è avvenuto -  che potesse continuare il trantran di sempre per andare avanti, senza porsi il problema se fosse necessario rivedere i meccanismi e le finalità.
La prima scossa la ricevette dalla Grecia, in piena crisi, e l'incapacità a risolvere un problema in sé molto semplice venne determinata dal prevalere di interessi singolari rispetto ad una visione d'assieme. Anche le buone proposte, come i Bond europei, non si legarono a prospettive di cambiamento che andavano poste già allora. 
Dopo tanti anni la Grecia è ancora lì, con i suoi problemi irrisolti, mentre una nuova arma letale è entrata in campo: la questione degli immigrati. E' qui che si è assistito all'apoteosi della vigliaccheria e della mancanza dl prospettiva futura.
Le regole del Trattato di Lisbona non permettono di risolvere problemi difficili, per i quali si chiedono nuove aperture e nuove basi politiche.
Se non ci sono visioni d'assieme, pienamente condivise, niente  funziona.
Diciamoci francamente: questa Europa che abbiamo sul campo non funziona, né tanto meno può funzionare.
Dopo il referendum inglese sarò necessario riprendere il discorso sul chi siamo e a cosa serviamo noi europei.
Bisognerà mettere sul tavolo  proposizioni di cambiamento profondo, ripartendo dalle origini, quando si voleva fare dei popoli europei i cittadini degli stati uniti d'Europa, cioè di qualcosa che trascenda le storiche divisioni nazionali (che ancora ci sono e che tendono a rinforzarsi) e che, magari sfoltendo il numero dei partecipanti, si incammini verso la strada antica, che oggi ha caratteri di grande novità nel quadro globalizzato in cui siamo inseriti.
Mi torna in mente Nenni quando indicò ai socialisti la necessità di "rinnovarsi o perire".
Ecco, lo stesso vale oggi per l'Europa.

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