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morenobucciviareggio
6 dicembre 2016

Il sogno infranto


Quando, di fronte alla valanga dei NO, il premier ha annunciato le sue dimissioni, non era la mancata riforma della Costituzione italiana a motivarlo, e neppure la misura della sconfitta.

No, era il sogno della sua vita che era svanito. Per questo, al risveglio, non ha potuto far altro.

Perché il suo sogno procedeva con incredibile costanza. L’ha inseguito senza tregua e se l’è visto materializzare giorno per giorno. All’età nella quale ora si sente dire in televisione che “un ragazzo di ventinove anni ha parcheggiato in doppia fila” egli era già presidente della Provincia di Firenze. Non è mica poco per chi era segretario provinciale della Margherita; anche se forse non dev’essergli piaciuta quell’esperienza, vista la sua acredine verso quella Istituzione.

A seguire è sindaco di Firenze.

Eh, bella Firenze. Non è un semplice passaggio da Palazzo Medici Riccardi a Palazzo Vecchio, si tratta di un esaltante salto qualitativo. Intanto per l’esperienza delle primarie, vinte con le azzeccate convergenze di grumi di società civile e poi con il ballottaggio senza alcun accordo, a scansare qualsiasi contaminazione politica.

Firenze è un bel trampolino. Si possono cogliere opportunità di largo respiro. Si può mirare alto. Nasce la Leopolda, la prima volta in partnership, ma poi via da solo.

Dalla Leopolda il gomitolo si sdipana e il filo del cammino politico va lontano. Ci sono le primarie perdute, ma ormai il volo è sicuro e si può attendere il momento giusto.

A questo punto è già un capo.

La volta successiva batte tutti e diventa segretario del PD.

Dieci anni dopo la presidenza della Provincia di Firenze diventa Presidente del Consiglio dei Ministri. Ha nelle sue mani il Governo della Repubblica e il principale partito italiano.

Nel corso di questi dieci anni è riuscito ad impressionare soggetti importanti, enti e istituzioni, e può così imprimere alla vita politica italiana, un percorso nuovo.

E’ l’Italia che cambia verso. Verso le riforme – che tutti chiedono – verso il rinnovamento(la rottamazione), verso un futuro “fuori dalla palude”, come gli piace dire. E cambia correndo.

E’ arrivato fino là insieme agli amici di sempre, Marco, Luca, Francesco, Maria, Elena,Giuliano, eccetera. Li porta seco fin dentro alle stanze del potere. Insieme a lui conducono la battaglia del “nuovo”.

What a wonderful world!

Fa tantissimo e tutto va a gonfie vele.

Cosa può volere di più questo Paese che ora egli comanda? Di questo potente aggregato di nuovo e di bello? Possiamo anche assicurargli una nuova Costituzione che dia manforte all’esecutivo, ben saldo nel solco del nuovo. E una legge elettorale che agevoli la conferma di questo nuovo corso.

Ecco, durante questo bel sogno – un sogno coltivato e perseguito nel tempo – si sbatte contro un referendum che boccia tutto.

Non ci sono argomenti da considerare, situazioni da valutare, ripensamenti da compiere.

NO, il sogno è infranto.

Al risveglio c’è solo da prenderne atto.

 

 


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