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morenobucciviareggio
10 gennaio 2017

lettera al Corriere dal 2003

Viareggio,11.8.2003 

                                   Al Prof.Luigi Spaventa,

c/o Corriere della Sera

             Stimatissimo Professore,

 ha certamente colto nel segno quando ha ricordato nel suo articolo del 10 agosto sul Corriere che il governo in carica aveva sostanzialmente fondato le sue speranze di politica economica sul recupero del trend economico internazionale. Su di esso sarebbe stato possibile tosare un po' l'irpef e l'Irpeg ed utilizzare i maggiori introiti dell'Iva e di altri introiti fiscali. Va detto che la crisi internazionale post-torri gemelle ha messo in crisi questo disegno che peraltro non aveva ulteriori opzioni  dietro di sé.

             Nel testo Keynes entra quasi di sfuggita, ma il titolo gli consente maggiori ambizioni ("Keynes è tornato,ma l'Italia non sa utilizzarlo"): diciamolo chiaramente, non c'è alcuna possibilità di una politica di stampo keynesiano in Italia. Ai bei tempi della lira la nostra industria campava giovando di una costante politica di svalutazione della moneta; giochino che non è più possibile da parecchi anni. E questo mette alla corda tutto il sistema produttivo nazionale che non è riuscito a migliorare la propria efficienza. Salvo le aziende che si sono dislocate nei paesi a basso costo di manodopera. La crisi di sistema, che è ormai palese, richiede molto di più che un disegno governativo: per questo è necessaria una politica economica vera, che oggi non c'è, che assolutamente deve coinvolgere Confindustria ed i capitalisti italiani, in uno slancio condiviso di difesa produttiva e di crescita del PIL.

             Certo è che gli aumenti dei prezzi nei generi di prima necessità (alimentari, abbigliamento, tariffe delle somministrazioni) mettono a dura prova i redditi più bassi e le pensioni. La domanda ristagna in molti settori ed effettivamente sarebbe utile una politica di stampo keynesiano di supporto alla spesa privata. Ma come fare, stretta com'è l'Italia tra la politica monetaria europea, volta a contenere il tasso d'inflazione, e la capacità di spendita del settore pubblico, oberato dal peso di un debito troppo alto per concepirne il rientro?

             Non vedo perciò uscite comode dalla situazione attuale, né per una possibile percorribilità di cure keynesiane (che non è la cantieribilità delle "grandi opere"), né per uno sbocco di politica economica che il governo attuale (ma un po' anche quello precedente,volto principalmente a aderire ai vincoli interni della Comunità per entrare giustamente nella zona euro da subito) non sembra di poter minimamente concepire.

 Potrebbe proprio il Corriere farsi portavoce di un dibattito serrato, non immiserito da questioni di bassa lega che non portano a niente, per indicare,facendo il calcolo dei costi e dei benefici, sbocchi di politica economica vera ed efficace, per una Nazione europea che sta andando, economicamente parlando,alla deriva.

             Cordialmente,                      

                                                               Moreno Bucci

 


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